PENSIONE LORDA  =  50.000 € 

        IN ITALIA ....                                                                                             IN PORTOGALLO...

 IMPOSTE :18.470 €                                                                                            IMPOSTE : 5.000 €                                                         

       31.530 €                         PENSIONE NETTA                         45.000 € 

                                                                per 10 anni                                

imposte = 184.700 €

vantaggio fiscale = 134.700 €

per ottenere l’esenzione fiscale in Porrtogallo in qualità di Residenti non abituali, bisognerà mantenere lo status di residenti fiscali in Portogallo rispettando ogni anno l’obbligo di dimorare nel Paese per almeno 183 giorni (184 negli anni bisestili). Condizione necessaria per evitare di perdere il diritto al beneficio fiscale.

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vitainportogallo.com è il risultato di un collaudato progetto nato per offrire l'impareggiabile opportunità ai pensionati italiani di trasferirsi in Portogallo e godere appieno degli importanti benefici fiscali previsti dalla legge, potendo contare sull'esperienza pluridecennale di esperti del settore che hanno maturato lunga e comprovata esperienza sia in ambito previdenziale che fiscale, ponendoli al primo posto in un contesto operativo particolarmente complesso e delicato quale è quello legato alla fiscalità internazionale. 

 

La competenza certificata di professionisti esperti sia sotto il profilo giuridico che procedurale, con particolare riguardo agli aspetti relativi all'inquadramento fiscale dei titolari di pensioni italiane che si trasferiscono nei Paesi - come il Portogallo - con i quali sono state sottoscritte apposite Convenzioni bilaterali intese ad evitare la doppia imposizione fiscale, consentendo al connazionale che decida di trasferirsi all'estero di essere assoggettato al pagamento delle imposte una sola volta, in virtù delle disposizioni contenute nelle Convenzioni predette, riveste carattere di prioritaria importanza, garantendo in ogni caso impareggiabile e gratificante garanzia nel raggiungimento del risultato.

Il Legislatore portoghese, con il Decreto n. 249/2009, successivamente modificato ed innovato, istituì il "Codigo Fiscal do Investimento" con cui realizzò un importante strumento di risanamento del deficit investendo proprio sulle potenzialità economiche dei cittadini stranieri - con  particolare riguardo ai pensionati - che al termine della vita lavorativa avessero deciso di godersi la pensione all'estremità della Penisola Iberica. Costoro, per un periodo dieci anni, avrebbero potuto percepire la pensione nel nuovo Paese di residenza in totale esenzione fiscale, senza corrispondere nulla al Fisco portoghese. Insomma... una opportunità davvero irresistibile, tanto da "catapultare" un numero inimmaginabile di cittadini europei in Portogallo, tra cui moltissimi Italiani, oggi felicemente residenti in terra lusitana.

Dopo il primo decennio dalla promulgazione del Decreto 249/2009, a seguito di un processo di revisione del precedente regime fiscale per i pensionati esteri, anche su impulso dell'Eurogruppo di cui il Ministro delle Finanze portoghese - Mario Centéno - ne era il Presidente, una nuova legge, in vigore dal 31 marzo 2020, ha introdotto una "mini-tax" sulle pensioni dei "nuovi" cittadini esteri pensionati che dalla predetta data decidessero di trasferirsi in Portogallo. Si tratta dell'imposta forfettaria del 10% sulla pensione lorda annualmente percepita. A seguito di tale innovazione normativa, pertanto, il percettore - ad esempio -  di un assegno di 50.000€ annui dovrà oggi "lasciare" al Fisco portoghese, una volta all'anno la somma di 5.000€. Ben poca cosa, intendiamoci, rispetto al livello impositivo enormemente più elevato a cui si viene assoggettati in Italia.  Quindi una novità di poco conto, che paradossalmente tenderà a ridurre il suo impatto economico sul pensionato proprio con il crescere dell'importo lordo corrisposto annualmente dall'Ente previdenziale, tanto da far considerare la frontiera del Portogallo ancora oggi particolarmente interessante ed ambita, anche per motivazioni legate alla sicurezza, al clima eccezionale di alcune Regioni come l'Algarve, all'assenza di inquinamento, al livello dei prezzi decisamente più conveniente rispetto a quello degli altri Paesi europei e ad un modello di una "nuova vita" particolarmente gratificante ed entusiasmante.

 

 

 

 

 

Le FAQ

Cosa accade con la modifica del regime fiscale in Portogallo?


Il regime di totale esenzione decennale si modifica in esenzione parziale (sempre per dieci anni consecutivi e non rinnovabili) a seguito dell'introduzione di un'imposta del 10% sui redditi da pensione lordi (di diitto privato) prodotti in Italia e riscossi in Portogallo da cittadini ivi fiscalmente residenti. Per costoro, in sede di dichiarazione annuale, sarà possibile accedere alle detrazioni fiscali nella misura ordinaria, a prescindere dal ridotto livello impositivo applicato.




Coviene ancora trasferirsi in Portogallo?


L'imposta del 10% non produrrà molti danni! Facciamo l'esempio di un rddito medio-alto di 40.000€ che richiederà il pagamento in misura forfettaria, una volta all'anno di 4.000€ a fronte di ben 18.800€ lordi richiesti in Italia. Oviamente, come si può intuire, quanto minore sarà il livello di reddito, tnto maggiore risulterà onerosa l'imposizione. 1.500€ per chi ne percepisce 15.000, potrebbe costituire anche motivo di attento approfondimento, viste le maggiori spese che il trasferimento all'estero determinerà, soprattutto se gli stessi connazionali in Italia non erano assoggettati al pagamento di un canone di locazione e se l'unica fonte di reddito è costituita dalla pensione




Il mercato immobiliare è sempre alle stelle?


Attualmene il mercato immobiliare è completamente fermo a causa della pandemia. Sicuramente si riprenderà, ma proprio a causa della devastazione economica intervenuta, sarà molto difficile che si possa sperare in un importante abbattimento dei prezzi in futuro.




E' ancora conveniente il trasferimento in Portogallo?


Partiamo dal presupposto che il Portogallo, anche in cicostanze gravi come la pandemia da coronavirus ha dimostrato notevole saggezza. Ciò, sia da parte delle istituzioni che della popolazione. Non c'è alcun dubbio che il Portogallo continuerà a strizzare gli occhi... ai detentori di redditi medio-alti e alti e che questi ultimi non si lasceranno certo pregare...dal momento che per costoro, la differenza enorme esistente in rapporto al 50% circa del Belpaese, con tutti gli ulteriori innumerevoli balzelli... annessi e connessi (tutti... made in Italy...) non produrrà alcun dubbio sulla marcata e incontestabile convenienza! Noi come già preannunciato sul nostro sito (abbiamo organizzato una procedura automatizzata di pre-valutazione che in base a determinati parametri tecnici ed economici, offrirà in tal senso ai nostri potenziali clienti - a cui con il loro consenso e nel loro interesse sottoporremo il test -, indicazioni serie, trasparenti e assolutamente disinteressate, dal momento che non è nostro costume "spingere" tutti e a tutti i costi verso il trasferimento, come molti, purtoppo, usano fare... pur se le oggettive e soggettive condizioni della persona interessata dovessero sconsigliarlo vivamente.




Quali sono le condizioni per ottenere il pagamento della pensione lorda in Portogallo?


l'ottenimento del diritto a percepire la pensione lorda in Portogallo è condizionato al possesso del requisito della residenza fiscale nel Paese estero da almeno 183 giorni (184 negli anni bisestili). Ciò ai sensi e per gli effetti della vigente convenzione bilaterale intercorrente tra Italia Portogallo contro le doppie imposizioni fiscali. L'articolo 18 della predetta convenzione prevede che i redditi derivanti da pensioni di diritto privato e assimilati, debbano venire tassati unicamente nel Paese estero convenzionato. Tale diritto, tuttavia, si rapporta temporalmente al momento in cui il connazionale abbia effettivamente conseguito il titolo di residente fiscale ancorché già formalmente residente nel Paese estero. infatti, non essendo frazionabile l'anno fiscale, la competenza impositiva tra Italia e Portogallo si determinerà in base alla circostanza che la permanenza durante la maggior parte dell'anno si sia protratta in Italia ovvero in Portogallo. Ne consegue che tutti coloro che avranno acquisito la qualifica di residenti fiscali entro il 30 giugno potranno essere considerati a pieno titolo residenti fiscalmente nel nuovo stato a far data dal 1º giorno dello stesso anno.




Chi si trasferisce in Portogallo deve stare in Portogallo soltanto 6 mesi e 1 giorno? Quindi si tratta di una residenza temporanea?


Il mantenimento dello status di residenti fiscali in Portogallo è condizionato alla permanenza nel nuovo Paese per almeno 183 giorni (184 negli anni bisestili) durante l'intero arco dell'anno. essere considerati "residenti non abituali" (qualifica forgiata infelicemente... in Portogallo per esigenze operative) non significa essere o potersi ritenere residenti a tempo parziale, giacché il trasferimento all'estero comporta la contestuale cancellazione dall'anagrafe della popolazione residente in Italia già al momento dell'iscrizione in AIRE da parte dell'ufficiale d'anagrafe italiano. Si tratta quindi di una residenza a tutti gli effetti che rende il connazionale vncolato amministrativamente e fiscalmente, per l'intero arco dell'anno e non soltanto per 6 mesi. Per tale ragione sarà molto rischioso trasferirsi in Italia ogni anno una volta esauriti i 183 giorni di dimora in Portogallo. Ciò non sul fronte prtoghese, ma perché non tutti sanno che l'Agenzia delle Entrate italiana, tra le sue prerogative discrezionali dispone della facoltà di assimilazione del domicilio che un cittadino italiano residente all'estero faccia protrarre periodicamente in territorio italiano per un periodo particolarmente lungo, al "centro di ineressi" preminente del contribuente, determinando d'ufficio tale nuovo status fiscale e revocando "ex tunc" la condizione di soggetto fiscalmente residente all'estero, con le gravi ed immaginabili conseguenze economiche che si andrebbero a determinare. Per tale motivo Italbroker preferisce essere sempre molto chiara nella esplicazione di tale fondamentale concetto perché ritiene che le informazioni importanti debbano sempre giungere all'interessato con la massima trassprenza.




Cosa succede all'assistenza sanitaria italiana una volta divenuti residenti in Portogallo?


I pensionati italiani residenti in Portogallo che hanno maturato il diritto all'assistenza sanitaria italiana durante la loro vita lavorativa avranno diritto al trasferimento di tale prerogativa anche in Portogallo, dove potranno usufruire gratuitamente dei servizi offerti dal servizio nazionale portoghese che opera con metodologia molto simile a quello italiano. Il connazionale tuttavia rimarrà economicamente a carico sempre e soltanto del Paese d'origine dal momento che i contributi utili alla fruizione tale diritto, durante la vita lavorativa, sono stati versati proprio in Italia. Per tale ragione il Sistema Sanitario Nazionale italiano rimborserà con cadenza prestabilita all'omologo sistema portoghese le spese che il Paese ospitante avrà sostenuto. Nei periodi in cui il pensionato dovesse risiedere in Italia manterrà comunque il diritto per un periodo di 90 giorni su base annuale per cure primarie gratuite sia in caso di emergenza che in caso di ricovero ospedaliero). In Italia, ovviamente, si perderà il diritto al medico di famiglia che è esplicita prerogativa dei soggetti residenti in territorio italiano. L'iscrizione al SNS (Serviço Nacional de Saude) si otterrà tramite la presentazione del modello S1 rilasciato dalla competente Asl italiana che autorizzerà il connazionale a seguito della verifica della sussistenza del diritto. Tale modello S1 si potrà richiedere soltanto una volta ottenuta l'iscrizione in AIRE in Italia.




Perché rivolgersi ad un'agenzia specializzata per la gestione del trasferimento in Portogallo?


Partiamo dal presupposto che non è assolutamente obbligatorio rivolgersi ad esperti per trasferirsi in Portogallo, ciononostante si è notato negli anni che oltre il 90% dei soggetti che hanno scelto la strada del "fai da te" si è imbattuta in problematiche di ordine vario, spesso molto serie e in qualche occasione addirittura irreversibili, tali da rendere di fatto impossibile la permanenza all'estero con conseguente ed irrimediabile perdita dei benefici sperati. Ciò, sia a seguito della mancata conoscenza della lingua e delle norme locali, sia per non aver sufficientemente chiara la normativa internazionale e per non aver approfondito ogni singolo aspetto procedurale, ivi compresa l'essenziale propedeuticità tra i singoli interventi da porre in essere. Per tale ragione, soprattutto in considerazione dei delicatissimi e molteplici aspetti che riguardano sia l'ambito amministrativo e previdenziale, sia gli aspetti fiscali e tributari che sono alla base della gestione di gran parte del processo ai fini dell'ottenimento dei benefici in termini di esenzione fiscale sui redditi da pensione, la quasi totalità dei soggetti interessati preferisce scegliere la strada della sicurezza, ovviamente, dopo aver ben approfondito le caratteristiche dell'interlocutore che si accinge a scegliere.




È possibile mantenere l'esenzione per la prima casa in Italia dopo il trasferimento in Portogallo?


No. Ciò non è possibile perché la legge non lo consente. La norma, infatti, recita testualmente: "...A partire dall'anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi paesi di residenza a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso." Da ciò si evince che sono esentati dal pagamento dell'IMU in Italia - a seguito del riconoscimento della prima casa soltanto coloro che non sono residenti in Italia e quindi iscritti all'AIRE ed inoltre che siano pensionati nel paese di residenza, cioè pensionati in Portogallo per aver lavorato in quel Paese ed aver maturato il pagamento della pensione nello stesso Stato. Diversa è la condizione dei pensionati italiani che hanno maturato la pensione in Italia e che oggi hanno trasferito la residenza all'estero e conseguentemente la pensione (che però continua ad essere erogata dall'Ente italiano). In quest'ultimo caso ovviamente il riconoscimento della "prima casa" non può avvenire. Tale principio giuridico peraltro noto ai più, è insito nell'importante contesto della residenza fiscale del Paese di interesse. Pertanto così come sarà possibile riconoscimento della "prima casa" a seguito di acquisto di un immobile in Portogallo, al tempo stesso non sarà possibile acquistare una "prima casa" in Italia né tantomeno mantenere come tale l'immoble già posseduto lì e considerato tale prima del trasferimento in Portogallo.




Se ho acquistato in Italia un immobile a titolo di "prima casa" e prima della decorrenza del quinquennio previsto dalla legge decido di trasferirmi all'estero cosa accade ai benefici fiscali ottenuti in italia in sede di compravendita?


Il riconoscimento dei benefici fiscali in termini di imposta riconosciuti durante la compravendita di un immobile in Italia sono strettamente condizionati all'acquisizione della residenza in Italia entro 12 mesi dalla stipula dell'atto pubblico nonché al mantenimento della residenza stessa per almeno 5 anni. Nel caso di perdita del requisito della residenza in Italia prima del decorso dei 5 anni, l'Agenzia delle Entrate provvederà a richiedere al contribuente la restituzione della quota parte di beneficio riconosciuto che il contribuente stesso non avrà avuto il diritto di mantenere, ferma restando la parte di agevolazione già goduta fino alla data dell'emigrazione.




Mi hanno proposto in sede di trasferimento un appartamento in affitto per 8 mesi. Tale formula è legale?


No. Assolutamente no. Chi propone tali soluzioni fuorilegge mette pesantemente a rischio il futuro di chi ha riposto in loro piena fiducia. Diventare residenti in qualunque Paese, significa vincolarsi ai rigidi principi che le leggi dello Stato ed in particolare quelle di pubblica sicurezza sanciscono. La residenza, infatti, costituisce l'espressione di uno dei più rigidi principi giuridici che caratterizzano la presenza di un soggetto nella collettività. Per tale ragione, per legge, non sarà possibile rinunciare al luogo fisico in cui è stata dichiarata (e dimostrata) la residenza per nessuna ragione, venendo meno, in caso contrario, non soltanto il diritto alla residenza ma conseguentemente perdendo il fondamentale status di residenti fiscali e, "a cascata" di ogni beneficio connesso alla mancata conservazione del predetto status. In buona sostanza, avendo perduto il cittadino italiano ogni vincolo anagrafico prescritto dalla legge con il Paese d'origine per aver stabilito all'estero la sua residenza, in una simile condizione risulterebbe "senza fissa dimora"- ancorché falsamente residente in un determinato luogo -, ma sostanzialmente senza possibilità né diritto di dimorarvi, non potendo più disporne - per il periodo di estromissione dalla materiale possibilità di utilizzare il bene stesso (perché dato in locazione a terzi), pur trattandosi dell'unità imobiliare in cui era stato dichiarato e/o dimostrato di aver stabilito la propria residenza. Succede spesso purtroppo, in Portogallo, che l'avidità dei proprietari immobiliari in relazione all'enorme vantaggio che normalmente si riesce ad ottenere durante il periodo estivo imponga agli inquilini di uscire dagli immobili locati durante il periodo che normalmente va da giugno a settembre. Tale prassi è del tutto illlegale e integra a pieno titolo diverse ipotesi di reato, tra cui quella di frode fiscale da parte del proprietario dell'immobile e di concorso nella commissioe del reato da parte dell'ignaro inquilino. Quindi, evitare sempre di cadere in queste appetitose ma pericolosissime trappole! Dal 1° gennaio 2019, in Portogallo non è possibile stipulare contratti di locazione, per nessuna ragione, con una durata inferiore ai 12 mesi e pertanto una diversa fomulazione non sarebbe registrabile presso l'Autorità Tributaria. Inutile ribadire, quindi, che qualunque "formula" in tal senso ideata per "aggirare" la legge costituisce reato punito dalla legge penale.




Dopo il 31 marzo 2020 sarà ancora possibile trasferirsi in Portogallo godendo dei benefici previsti dalla precedente normativa?


La nuova legge finanziaria promulgata in data 31 marzo (legge numero 2/2020), agli articoli 72 e 329 prevede che i titolari di pensione di categoria H che acquisiranno la residenza fiscale in Portogallo successivamente alla promulgazione della stessa legge saranno assoggettati all'aliquota fissa lorda annuale del 10%, mentre tutti coloro che alla predetta data già si trovino nella condizione di aver ottenuto il riconoscimento dello status di residenti fiscali in Portogallo, potranno nei termini di legge richiedere l'iscrizione nel previsto regime fiscale dei "residenti non abituali" ed usufruire del precedente regime di esenzione totale per il canonico periodo di 10 anni. I nuovi residenti in Portogallo, peraltro, indipendentemente dall'importanza dell'aliquota a cui saranno assoggettati (10% lorda) potranno far valere, ove esistenti, gli importi che il codice IRS portoghese riconosce come detraibili dall'imposta sul reddito.




Essere residenti non abituali in Portogallo significa essere liberi di stabilire il proprio domicilio ovunque? Si tratta quindi di una residenza da osservare per soli 183/184 giorni all'anno?


Purtroppo no. La grande confusione scaturita dalla infelice nomenclatura forgiata nel "codigo fiscal do investimento" portoghese, ha indotto e tuttora induce i più a pensare che la condizione di "residenti non abituali" corrisponda alla possibilità di esercitare la massima libertà nel considerarsi vincolati ai canonici principi che l'istituto della residenza impone. I residenti non abituali in Portogallo non sono altro che residenti a tutti gli effetti e alla stregua di qualunque cittadino portoghese, pur mantenendo la cittadinanza italiana, che per il semplice fatto di essere divenuti fiscalmente residenti in Portogallo ed essere stati cancellati definitivamente dall'Anagrafe della Popolazione Residente nel territorio italiano (APR), devono per legge sentirsi vincolati al 100% alla nuova residenza estera. Ciò, non soltanto ai fini amministrativi e nel rispetto delle leggi locali e di pubblica sicurezza, ma soprattutto in virtù dei principi fiscali e delle leggi di riferimento che nel caso di specie convenzionalmente consentono al cittadino italiano trasferitosi all'estero di vedersi riconosciuto dall'autorità tributaria italiana il diritto a considerarsi esentato dall'imposta italiana ed assoggettato ai sensi dell'accordo bilaterale a quella dello Stato estero in cui sarà stata assunta la nuova residenza. Anche per quest'ultima ragione, come già in precedenza ribadito, soprattutto durante eventuali prolungati periodi di domiciliazione nel Paese d'origine (Italia), ci si troverebbe in una evidente situazione di contestabilità da parte dell'Agenzia delle entrate che nei nostri confronti manterrà sempre elevatissimo il potere discrezionale potendo ad insindacabile giudizio disconoscere in qualsiasi momento la residenza fiscale estera riconducendola d'ufficio ed ex tunc...) nel proprio alveo ove dovesse ritenere ingiustificato il prolungato dimorare in territorio italiano assimilando in tali casi il protratto domicilio del paese ad una conferma dei preminenti interessi che il cittadino ancora mantiene nel Paese d'origine.




È vero che bisogna trasferirsi non oltre il 30 giugno di ogni anno?


L'anno fiscale non è frazionabile e pertanto un cittadino trasferitosi in un Paese estero potrà essere riconosciuto ai fini della imponibilità fiscale utilmente residente in uno Stato ovvero nell'altro. Tale condizione è determinata nell'arco dell'intero anno solare dal periodo di tempo durante il quale il soggetto abbia dimorato in uno Stato ovvero nell'altro. Ne consegue che laddove il cittadino si trasferisca entro e non oltre il 30 giugno, dimostrando in tal modo di aver dimorato in Italia per meno dei fatidici 183 giorni, avrà diritto di essere riconosciuto per l'intero anno e con decorrenza a far data dal 1° gennaio dello stesso anno residente fiscalmente nel nuovo Paese di residenza. Tale condizione, peraltro, renderà di fatto indebite le ritenute alla fonte già operate dai sostituti d'imposta sui ratei di pensione corrisposti durante il 1º semestre dell'anno. Di tali imposte, il contribuente - una volta istruito l'iter di defiscalizzazione della pensione - avrà diritto ad ottenerne il rimborso integrale per i motivi sopra evidenziati. In particolare, le pratiche di defiscalizzazione trasmesse utilmente per via telematica entro e non oltre il 15 / 20 settembre saranno gestite a tal fine dagli stessi Sostituti d'imposta ( tra cui l'INPS) che potranno provvedere al pagamento dei conguagli autonomamante congiuntamente al primo rateo defiscalizzato. Trasmettendo il flusso telematico successivamente al 30 settembre, si costringerà il pensonato a proporre istanza separata di rimborso all'Agnzia delle Entrate (Centro Operativo di Pescara), venendo meno in tal senso la possibilità di intevento diretto del Sostituto d'imposta.




Come funziona l'avvio dell'iter di trasferimento tramite video consulenza?


con il nuovo sistema di video-consulenza on-line, vitainportogallo.com semplifica e velocizza l'iter di trasferimento. Attraverso il portale sarà possibile gestire tutta la fase informativa, l'importante fase dell'acquisizione documentale si potrà svolgere in piena e gratificante autonomia, semplicemente inserendo i singoli documenti nelle sezioni predisposte dell'area riservata e protetta da password che sarà messa a disposizione. Con tale sistema, pertanto, potremo dedicarci interamente alla gestione del processo e soltanto per la parte che richiederà la presenza fisica dell'interessato, ci organizzeremo adeguatamente offrendo la nostra costante ed impeccabile assistenza.





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